Rinunciare all’eredità in presenza di debiti: è possibile?

La rinuncia all’eredità: dal lascito testamentario agli adempimenti amministrativi

Rinunciare all’eredità è possibile, basta seguire alcune condizioni.

Con l’apertura della procedura testamentaria, spesso accade che il patrimonio del defunto sia costituito interamente o in buona parte da debiti di varia natura, generalmente derivanti da prestiti personali o di natura erariale. Nell’ipotesi in cui i debiti del de cuius siano superiori ai crediti, la legge consente agli eredi di non accettare l’eredità. In loro aiuto viene proprio l’Istituto della Rinuncia all’Eredità che, come dice il nome stesso, è un atto con cui i chiamati all’eredità dichiarano di non volerla accettare.

Contrariamente a quanto si può pensare, il lascito testamentario non è sempre costituito da attività da ripartire tra gli eredi e quindi di immobili, conti correnti, beni mobili ma anche da debiti, quali ad esempio i mutui, le assicurazioni autoveicoli, i risarcimenti danni da pagare e i debiti tributari. Per questi debiti, gli eredi rispondono pro quota in base alle disposizioni testamentarie. I creditori quindi possono rivalersi sugli eredi in base alle quote di debito ereditate da ciascuno di essi.

Solitamente, tutti i debiti, fiscali e non, vengono ripartiti pro-quota fra gli eredi ad eccezione delle imposte di successione e le imposte sui redditi per cui gli eredi rispondono in solido. Se, però, la posizione debitoria del defunto supera o costituisce la totalità dell’eredità, la legge consente agli eredi di rinunciarvi per evitare di dover sostenere l’onere di questi debiti.

Gli articoli del codice civile dedicati alla procedura della rinuncia all’eredità attestano che la rinuncia all’eredità deve essere svolta con dichiarazione, ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione e inserita nel registro delle successioni.

L’articolo introduttivo, dunque, spiega che l’unica modalità per l’erede che intende rinunciare all’eredità è redigere un’apposita dichiarazione di rinuncia, la cui forma deve rispettare particolari caratteristiche formali pena nullità: il rinunciatario potrà recarsi, sia presso un notaio o in alternativa, più economicamente, depositare la dichiarazione alla Cancelleria del Tribunale del domicilio del defunto al momento del decesso.

La rinuncia deve avvenire in uno specifico termine:

  • entro 10 anni dall’apertura della successione cioè dalla morte del parente;
  • entro 3 mesi dalla morte per inventariare i beni e nei successivi 40 giorni comunicare la rinuncia, se l’erede ha già preso possesso dei beni (caso tipico è quello per cui l’erede abita insieme al de cuius e ne eredita l’abitazione).

La dichiarazione di rinuncia all’eredità può essere effettuata sia mediante l’ausilio di un notaio che autonomamente dagli eredi. Quest’ultimi devono recarsi presso la Cancelleria del Tribunale presso cui era domiciliato il defunto.

Se la prima procedura comporta un aggravio di spese legate al notaio, la seconda soluzione è più immediata ed economica per gli eredi che hanno ben chiara la situazione patrimoniale del defunto e sanno da subito che l’eredità è costituita quasi esclusivamente da debiti.

Dopo aver preso appuntamento, gli eredi dovranno presentare alla Cancelleria la seguente documentazione:

  • dichiarazione di rinuncia;
  • il certificato di morte;
  • la dichiarazione dell’ultima residenza o domicilio del defunto;
  • il documento di identità e codici fiscali del defunto e dei rinuncianti;
  • la copia autentica del testamento (se presente);
  • l’autorizzazione del giudice tutelare, se tra i rinuncianti vi sono soggetti incapaci, (minorenni, interdetti, inabilitati).

A questo punto, la Cancelleria trasmetterà la dichiarazione di rinuncia all’Agenzia delle Entrate e parallelamente il rinunciante dovrà pagare l’imposta di registro dell’atto con F23 (presso banca o posta) indicando il codice tributo 109T per un importo pari a 200 euro e una marca da bollo da 16 euro da applicare all’originale dell’atto. La ricevuta del pagamento verrà poi consegnata all’Agenzia delle Entrate che provvederà a comunicare al Tribunale l’avvenuto pagamento e solo allora la Cancelleria provvederà a registrare la dichiarazione di rinuncia.

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La rinuncia all’eredità: focus sui creditori insoddisfatti e sul beneficio di inventario

Alla luce di quanto specificato, però, la Legge stabilisce anche che i creditori del defunto potrebbero opporsi alla rinuncia, impugnandola dinanzi le sedi competenti.

L’opposizione alla rinuncia può avvenire perché:

  • il creditore sia stato volutamente danneggiato dalla rinuncia;
  • è stata operata senza frode alcuna nei suoi riguardi.

Il termine di prescrizione dell’opposizione dei creditori è di 5 anni dal momento in cui la rinuncia diviene definitiva.

Ciò detto, per tutelare la sua posizione, il creditore potrebbe chiedere di subentrare nell’eredità, ai sensi dell’articolo 524 del codici civile, di seguito citato:

“Se taluno rinunzia, benché senza frode, a un’eredità con danno dei suoi creditori, questi possono farsi autorizzare ad accettare la eredità in nome e luogo del rinunziante, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti”

Va precisato dunque che il rinunciatario, con volontà di potersi tutelare da una potenziale azione del creditore insoddisfatto, può in alternativa accettare l’eredità con beneficio di inventario. Questo implica che egli tutela il suo patrimonio personale dall’aggressione dei creditori, i quali potranno aggredire solo la parte del patrimonio ereditato corrispondente al proprio credito. Con questa modalità di accettazione l’erede fa si che venga separato il suo patrimonio personale da quello del defunto e in questo modo risponde delle obbligazioni che ha ricevuto da quest’ultimo solo nei limiti del valore del patrimonio ereditato.

Anche per l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario, l’erede deve realizzare una specifica dichiarazione di accettazione recandosi da un notaio o in alternativa alla Cancelleria del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, nei termini già esposti per la rinuncia completa.

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